Da tre giorni sono devastati dal dolore i nonni materni della piccola Giulia, la bambina di nove mesi che sarebbe stata uccisa da un pitbull ad Acerra in provincia di Napoli la notte tra il 15 ed il 16 febbraio.
“Abbiamo detto mille volte al padre di levare quel cane dalla casa”, dicono in lacrime Carmine e Ventura. “Il dramma che ha colpito nostra nipote Giulia non si cancellerà mai dalla vita di tutti noi” aggiungono i nonni.
Dunque anche loro affermano pubblicamente di aver provato a convincere il genero Vincenzo Loffredo, 25 anni attualmente accusato di omicidio colposo e omessa custodia della bambina, a levare quel pitbull di 25 chili di nome Tyson che da otto anni viveva con Vincenzo e la loro figlia Angela.
Ma sul cane al momento non è stata trovata traccia del sangue né del DNA della piccola Giulia.
Il cane, privo di microchip e considerato pericoloso anche dai vicini, è stato prelevato dell’abitazione insieme ad un altro meticcio appartenente alla coppia e portato in un canile.
Si attendono i risultati dell’autopsia per sapere cosa sia realmente successo in quella casa.
Nel frattempo emergono altri particolari riguardanti il padre che avrebbe portato la figlia a piedi e in ciabatte all’ospedale già morta, senza aver chiamato prima un’ambulanza che forse poteva salvare la bambina arrivando a casa in tempo.
La piccola Giulia sarebbe morta un’ora e mezza prima del suo arrivo in ospedale, nel quale sarebbe arrivata coi capelli bagnati e il pigiamino pulito. Il padre al momento della tragedia solo in casa in quanto la madre di Giulia era al lavoro in una pizzeria, risultato positivo ai cannabinoidi, ha dichiarato di non essersi accorto di quanto stava accadendo alla figlia, sino a quando non si è svegliato e l’ha trovata per terra in una pozza di sangue.
Domani nel duomo di Acerra i funerali della bambina. Nel frattempo la comunità si è stretta attorno alla famiglia per la tragedia che ha colpito loro e tutta Italia.
Maria Vittoria Dettoto